Procedimento salta-fila (per saltum)

Roma – Altare delle patria

Il procedimento giudiziale cum saltum, ovvero salta-fila, viene effettuato nei seguenti casi:

  1. Nel caso di discendenti di una linea paterna, dopo una valutazione specifica dell’avvocato italiano, è possibile intraprendere un’azione legale, qualora sussista una grave ritardo del Consolato nell’evadere la domanda.
  2. Nel caso dei discendenti di ava italiana nati dopo il 1 gennaio 1948, i quali dovrebbero rivolgersi in via preventiva al Consolato.

Prima della azione giudiziaria, quindi, è necessario in entrambi i casi proporre la domanda di cittadinanza al Consolato competente (non è invece necessario, in questa fase, produrre tutta la documentazione e pagare la tassa consolare €. di 300,00 poiché tali incombenti dovrebbero esser osservati soltanto al momento dell’appuntamento presso il Consolato, appuntamento che, come noto, può esser fissato anche a distanza di 10- 15 anni).

Ebbene una tale situazione di palese ritardo amministrativo (si ricorda che il termine legale di definizione del procedimento è di massimo 2 anni) crea un forte danno al richiedente la cittadinanza, poiché non permette allo stesso di vedersi riconoscere il suo diritto fondamentale se non successivamente ad un’attesa di un tempo lunghissimo, ritardo che equivale di fatto al mancato riconoscimento del diritto allo status civitatis.

Ciò permette, dunque, un ricorso al Giudice Italiano che, sostituendosi alla amministrazione, potrà riconoscere in tempi brevi (circa 1 anno e mezzo) il diritto alla cittadinanza italiana.

La giurisprudenza italiana, in maniera ormai consolidata, ritiene possibile tale procedimento giudiziario.

Ai sensi dell’art. 2 della legge n. 24 del 7.08.1990 i procedimenti di competenza delle Amministrazioni statali devo essere conclusi entro termini determinati e certi, anche in conformità al principio di ragionevole durata del processo. L’art. 3 DPR. 362/1994 prevede, infatti, che l’amministrazione debba prevedere sulla domanda entro il termine di 730 giorni. L’incertezza in ordine alla definizione della richiesta di riconoscimento dello status civitatis italiano iure sanguinis.

Tale procedimento giudiziale, utilizzabile proprio nel caso di discendenza paterna o materna successiva al 1948, permette grandissimi benefici ai richiedenti rispetto al procedimento amministrativo: in questo modo, non solo si evita di attendere i lunghissimi tempi di attesa della domanda amministrativa pendente presso il Consolato (10- 15 anni), ma si ottiene anche un fortissimo risparmio di spesa rispetto al percorso amministrativo attraverso una domanda proposta in Italia nel Comune di residenza (domanda, questa, che ha costi enormi sia per il viaggio in Italia sia per i costi di alloggio in Italia per un lungo periodo).

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