FAQ Domande frequenti sulla Cittadinanza italiana

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Cerca nelle nostre domande frequenti le principali indicazioni per ottenere la cittadinanza italiana. Se non trovi qualche informazione, scrivici senza impegno e saremo lieti di aiutarti.

La cittadinanza è diritto assoluto e imprescrittibile che viene accertato a seguito di specifico procedimento. Il passaporto, invece, è soltanto un documento di viaggio.

La cittadinanza italiana iure sanguinis viene trasmessa dall’avo (per esempio dal trisnonno), uomo o donna, nato nel territorio italiano da genitori italiani, ai successivi discendenti, senza interruzione e senza limite di generazioni. Per poter riconoscere la cittadinanza italiana all’ultimo discendente, ovvero l’attuale richiedente la cittadinanza, occorre provare, tramite atti dello stato civile aventi rilevanza pubblica, tutta la catena di discendenza dell’avo italiano emigrato in Brasile, a partire dall’atto di nascita di quest’ultimo in un comune italiano, fino ad arrivare all’atto di nascita dell’ultimo discendente.

La cittadinanza viene riconosciuta dalla Stato italiano ed in virtù della legge italiana. Nel caso di procedimento giudiziale è competente il Tribunale di Roma. Nel caso di procedimento amministravo sarà competente: nel caso di residenza all’estero, il Consolato italiano di appartenenza; nel caso di residenza in Italia, il Comune italiano in cui si risiede.

Nel caso di discendenza per lineafemminile, se la discendenza (ovvero la data in cui i figli sono nati) da donna italiana è precedente al 01/01/1948, sarà possibile unicamente il riconoscimento per via giudiziale in Italia; se la stessa discendenza è successiva al 01/01/1948, invece, sia ha diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana per via amministrativa al Consolato.

Nel caso di discendenza per lineamaschile (oppure per linea femminile se la discendenza è successiva al 01/01/1948) occorre proporre una previa domanda amministrativa presso il Consolato italiano; successivamente, al fine di evitare il gravissimo ritardo amministrativo del Consolato, sarà possibile proporre un procedimento giudiziale in Italia.

Per la linea maschile (e per linea femminile se la discendenza è successiva al 01/01/1948), infine, rimane possibile anche il procedimento amministrativo per residenza in un Comune in Italia.

Il procedimento giudiziale in Italia, tramite linea maschile (oppure per linea femminile se la discendenza è successiva al 01/01/1948) per evitare la fila dei Consolati, è quello più efficace e conveniente per il richiedente: infatti, i tempi medi del processo sono di circa 1 anno e mezzo (con grande risparmio di tempo rispetto al procedimento al Consolato); inoltre, gli unici costi per i richiedenti riguardano le spese legali (che vanno da €. 1.500,00 a 2.500 a persona, a seconda del numero dei richiedenti della famiglia). Tali costi sono irrisori rispetto alle spese da affrontare per risiedere in Italia e seguire il procedimento amministrativo presso un Comune italiano. Ulteriore enorme vantaggio della via giudiziale, a differenza di quello amministrativo al Consolato ed al Comune, è quello di poter proporre una domanda cumulativa per tutti i discendenti di una stessa famiglia.

Il procedimento amministrativo in Italia presso il Comune di residenza è certamente il più costoso e gravoso per il richiedente. Ciò è facilmente intuibile poiché, in tale procedimento, è necessario per il richiedente recarsi in Italia e fissare la propria residenza formale (tramite la iscrizione nell’anagrafe comunale) in un Comune italiano, stravolgendo la propria vita e rinunciando così, per un tempo di circa 6 mesi, alla propria famiglia, al lavoro e/o allo studio in Brasile. Le spese per il viaggio aereo sono di circa 800 euro. Occorre poi cercare una casa da poter affittare in Italia, per un tempo medio di 6 mesi: oltre alle spese per le agenzie immobiliari (1 mensilità) ed il costo dell’affitto, che ammonta mediamente a circa 700-800 euro al mese, il richiedente dovrà affrontare tutte le altre spese (alimenti, trasporti, spese mediche, etc. etc.) per vivere in Italia. Sussiste, inoltre, una forte difficoltà nel reperire una abitazione dove poter fissare la propria residenza in Italia con un contratto di affitto transitorio e non di normale durata (ovvero di 4 anni rinnovabile per altri 4 anni): i proprietari di casa italiani, difatti, solitamente non acconsentono, per contratti di affitto “brevi”, che il conduttore fissi la propria residenza formale nell’immobile locato. Altro aspetto negativo della procedura presso il Comune concerne la impossibilità di poter lavorare in Italia durante il periodo di attesa della risposta sulla cittadinanza: il permesso di soggiorno per attesa cittadinanza, difatti, non permette di poter effettuare regolare attività lavorativa, subordinata o autonoma, in Italia. Occorre poi considerare le spese per la consulenza legale, che ammontano, a circa €. 2.000,00 euro per persona.

Il procedimento amministrativo presso il Consolato, infine, è quello meno efficace e certamente il più lungo poichè i tempi medi di attesa per ottenere l’appuntamento per la cittadinanza sono di circa 10-12 anni: in altri termini, un’ attesa così lunga è del tutto inutile per il richiedente la cittadinanza. Tale procedimento, tuttavia, è il meno dispendioso poiché, oltre alla tassa consolare di €. 300,00 per persona, i costi concernono soltanto la ricerca documentale in Italia ed in Brasile, la traduzione e l’apostille dei documenti, nonché le spese per la consulenza legale.

La via giudiziale, per i discendenti che presentano, nella propria catena di trasmissione della cittadinanza, un passaggio per linea femminile precedente il 1948, è la sola strada percorribile (poiché la antica legge italiana, che è tutt’ora applicata dal Consolato, non prevedeva una trasmissione della cittadinanza per via femminile, essendo difatti solo il marito a trasmettere la cittadinanza italiana ai figli).

Tuttavia, anche i discendenti aventi una trasmissione per linea maschile (oppure femminile successiva al 1948) e che avrebbero dovuto presentare, o hanno già presentato, una richiesta ad un Consolato italiano, sono legittimati ad agire per via giudiziale qualora sussista, com’è accade nella assoluta maggioranza dei casi, una situazione di grave ed illegittimo ritardo nella conclusione del procedimento amministrativo presso il Consolato stesso.

Il procedimento giudiziale permette al richiedente, rimanendo in Brasile, di ottenere il riconoscimento della propria cittadinanza in un tempo di circa un anno e mezzo, così evitando le lunghissime attese (circa 10-12 anni!) presso il Consolato: in tal modo sarà quindi possibile EVITARE la fila del Consolato. Oltre al risparmio di tempo sarà possibile anche un grande risparmio di costi e spese perché per proporre la domanda al Giudice italiano non è assolutamente necessario per il richiedente recarsi in Italia, stravolgendo così la propria vita. Ulteriore enorme vantaggio della via giudiziale è quello di poter proporre una domanda giudiziale cumulativa, senza limitazioni di numero, per tutti i discendenti di una stessa famiglia (ovvero dello stesso avo emigrato): inoltre, maggiori saranno i richiedenti in tale processo, minori saranno i costi a persona. Tali costi, inoltre, sono fortemente minori rispetto a quelli di cui al procedimento per residenza in Italia: qualora, difatti, tutti i membri della famiglia scegliessero di venire a risiedere in Italia i costi sarebbero certamente altissimi.

Com’è noto, per i casi di discendenza per linea maschile, per ottenere la cittadinanza tramite domanda al Consolato italiano in Brasile occorre attendere un tempo che va da 10 a 12 anni, con gravissimo ed illegittimo ritardo rispetto al termine di legge: tale situazione, secondo i Giudici italiani, equivale ad una risposta negativa da parte del Consolato in merito al riconoscimento della cittadinanza italiana e legittima la proposizione di una domanda giudiziale. La grave situazione di ritardo, ovvero la impossibilità da parte di molti Consolati italiani di concludere nei termini di legge il procedimento per la cittadinanza, è, dunque, fatto notorio, e accertato da numerose sentenza di giudici italiani; tale fatto, inoltre, è riconosciuto addirittura dagli stessi Consolati. Per quanto riguarda, in particolare, il Consolato di Sao Paulo, si fa presente che sussiste un ritardo di ben 12 anni (!), posto che, come riferito dallo stesso sito web del Consolato, attualmente sono in convocazione i richiedenti che hanno presentato domanda di appuntamento negli anni 2008.

La situazione di ritardo dei Consolati Italiani in Brasile nella conclusione delle pratiche di cittadinanza, e che legittima il ricorso al Giudice in Italia, sussiste quando vi sia una impossibilità da parte dello stesso Consolato nel concludere il procedimento amministrativo nel termine di 2 anni dalla presentazione della domanda. Tale termine decorre dalla presentazione della domanda al Consolato, ovvero dall’invio tramite E-mail del relativo Modulo presente nel sito web; tale termine, invece, non decorre dalla prenotazione presso il Consolato dell’appuntamento per la presentazione della documentazione necessaria, appuntamento che, difatti, può esser prenotato solo dopo un tempo lunghissimo.

DOMANDA GIUDIZIALE PER LINEA MASCHILE PER EVITARE LA FILA AL CONSOLATO, PREVIA DOMANDA AL CONSOLATO E PRESA APPUNTAMENTO

Prima di poter proporre una domanda Giudiziale per EVITARE la fila al Consolato, occorre, per i discendenti di linea maschile (oppure per linea femminile se la discendenza è successiva al 01/01/1948), presentare una previa domanda amministrativa al Consolato competente.

Per il Consolato di Sao Paulo occorre, in primo luogo, scaricare il MODULO di RICHIESTA presente sul sito internet; dopo la compilazione di tutti i campi in stampatello e la firma autografa a penna (blu o nera), occorre scansionare il modulo e inviarlo per mail allegando un documento di identità valido con firma leggibile (per il Consolato di Sao Paulo alla Email: [email protected]); la mail dovrà avere come oggetto il nome ed il cognome del richiedente, più la dicitura DOMANDA 2020. Nel messaggio della mail, inoltre, dovrà esser scritto: il nome dell’avo, il nome e cognome del richiedente e la sigla con le iniziali del nome e del cognome del richiedente, la data di nascita in formato gg/mm/aaaa; l’eventuale presenza di figli minori. La domanda di appuntamento è individuale per ogni richiedente: dovrà essere inviata una mail per ogni singolo richiedente, e quindi anche per ogni membro della stessa famiglia. Gli eventuali figli minorenni dovranno essere indicati nel campo specificato sul modulo del genitore o di uno dei genitori. I figli nati dopo l’invio della domanda saranno inclusi nella richiesta automaticamente. Dopo 180 giorni dall’invio della email, sarà possibile consultare sul sito la propria posizione nella lista di attesa, identificandosi con le proprie iniziali e la propria data di nascita. Successivamente all’invio del modulo, il nominativo del richiedente, infatti, verrà pubblicato sul sito web del Consolato nella sezione dedicata alla cittadinanza iure sanguinis con un avviso con le istruzioni per ottenere l’appuntamento. In tale avviso viene comunicata il periodo di tempo (dal… al…., di solito nei primi mesi dell’anno) durante la quale i richiedenti di un determinato anno potranno scrivere all’indirizzo email per richiedere un appuntamento. Il richiedente potrà solo ottenere una risposta via email dal Consolato e non riceverà comunicazione per lettere o con telefonata. Inoltre, sará possibile consegnare la documentazione per il riconoscimento della cittadinanza (comprovante del pagamento e atti di stato civile, tradotti e apostillati) solo in occasione della convocazione in Consolato.

DOCUMENTAZIONE PER PROCEDIMENTO GIUDIZIALE – LINEA FEMMINILE (PRIMA DEL 1948) E LINEA MASCHILE (PER EVITARE LA FILA AL CONSOLATO)

TUTTA la documentazione, in originale ed in formato “Inteiro Teor”, prodotta in Brasile dovrà essere apostillata e tradotta, tramite un traduttore giurato. Anche le traduzioni devono essere apostillate; la documentazione prodotta in Italia da parte di autorità dello Stato italiano, invece, non deve esser tradotta e apostillata.

L’Apostille è un’annotazione sull’originale del certificato, apposta dalla autorità statuale competente del Paese interessato, ovvero dal Cartorio in Brasile (autorità identificata dalla legge di attuazione della Convenzione). Tale annotazione è necessaria per poter riconoscere la validità di un documento, prodotto da uno Stato che ha aderito alla Convenzione dell’Aia del 5 ottobre 1961, da parte di altro Stato, anch’esso contraente la medesima Convenzione. Sia l’Italia sia il Brasile (dal 2016) hanno aderito alla Convenzione sulla abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri. L’Apostille sostituisce, infatti, la precedente modalità amministrativa, ovvero la legalizzazione del documento effettuata attraverso la Ambasciata o il Consolato dello Stato interessato: ciò costituisce un grande vantaggio per il richiedente poiché, per far valere presso una autorità pubblica italiana un certificato brasiliano, non è più necessario recarsi presso il Consolato italiano per richiedere la legalizzazione, essendo sufficiente richiedere presso l’autorità interna competente, ovvero il Cartorio, l’apposizione dell’ Apostille sul certificato.

No. Il Consolato non aiuta ne può aiutare nella ricerca. Il servizio di ricerca documentale e genealogica viene da fornito da F.C.I. previo pagamento di un anticipo.

  • Certificato di nascita in originale (Estratto dell’atto di nascita del Comune italiano di nascita) dell’antenato italiano, nato in Italia da genitori italiani, che ha dato origine alla cittadinanza, atto completo delle generalità dei genitori. Se i registri anagrafici non erano ancora in uso all’epoca della nascita dell’antenato, occorre presentare, in luogo dell’Atto di Nascita dello stato civile, il Certificato di Battesimo in originale rilasciato dalla Parrocchia, con riconoscimento della firma del Parroco da parte della Curia Vescovile competente. Questi documenti potranno essere da noi rintracciati tramite l’opera dei nostri professionisti e genealogisti.
  • Certificato negativo di naturalizzazione (che attesta la NON NATURALIZZAZIONE dell’avo italiano), che è possibile ottenere tramite il sito internet del Ministero della Giustizia brasiliano (http://www.justica.gov.br/acesso-a-sistemas/e-certidao) con certificazione da ottenere sullo stesso sito e con Apostille, tradotto e con traduzione apostillata. Il certificato deve riportare tutte le variazioni di nome e cognome dell’ascendente italiano che risultano dai certificati di stato civile brasiliani o che eventualmente siano state oggetto di rettifica giudiziale. Non è quindi necessario per queste varianti richiedere la rettifica di atti di stato civile. Nel caso in cui l’ascendente, invece, sia ancora vivo, il Certificato Negativo di Naturalizzazione potrà essere sostituito dalla Carta di identità per stranieri (RNE). La NATURALIZZAZIONE dell’ascendente italiano non impedisce la trasmissione della cittadinanza ai discendenti, qualora la stessa naturalizzazione sia avvenuta successivamente alla nascita dei figli. Nel caso in cui l’ascendente italiano abbia risieduto in paesi diversi da Brasile e Italia, sarà necessario presentare anche un Certificato Negativo/Positivo di Naturalizzazione rilasciato dalle autorità dei paesi nei quali si è eventualmente risieduto: occorrerà rivolgersi al Consolato italiano competente nei predetti paesi.
  • Certificati di Matrimonio e di Morte dell’ascendente italiano: tali atti dovranno essere in originale in formato integrale (“INTEIRO TEOR”), con l’Apostille, e traduzione in lingua italiana effettuata da un traduttore giurato, traduzione anch’essa con Apostille. Qualora il matrimonio sia stato celebrato in Italia, occorre dell’atto di matrimonio, in originale, rilasciato dalla parrocchia o dal competente Comune italiano.
  • Nel caso in cui l’ascendente italiano si sia sposato più volte è necessario presentare i certificati di tutti i matrimoni, i certificati di morte del precedente coniuge, o di eventuali divorzi, nonchè il certificato dell’ultimo matrimonio. Se il matrimonio o la morte si sono verificati in paesi terzi rispetto all’Italia o Brasile dovranno esser prodotti i rispettivi certificati emessi dalle autorità competenti.

Per dimostrare la catena di trasmissione della cittadinanza italiana, occorrono, riguardo a tutti gli ulteriori discendenti (es: bisnonno/a, nonno/a e genitore) dell’avo italiano emigrato (es: trisnonno), i seguenti documenti: nascita, morte, matrimonio (o nel caso di filiazione in assenza di matrimonio, ovvero di filiazione naturale: atto di nascita con riconoscimento della paternità/maternità da parte del discendente italiano; oppure, nel caso in cui nell’atto di nascita vi sia il riconoscimento da parte del genitore non discendente, una Scrittura pubblica di dichiarazione di paternità/maternità da parte del genitore discendente italiano da effettuarsi presso il Cartorio); nel caso in cui gli ulteriori discendenti si siano sposati più volte è necessario presentare anche i certificati di tutti i matrimoni e/o il certificato di morte dei precedenti coniugi; in caso di divorzio, infine, occorre allegare la documentazione inerente il divorzio giudiziale o consensuale.

Dovrà essere richiesto il certificato di nascita, matrimonio, morte o divorzio, presso le autorità del paese nel quale è stato originariamente emesso. Il certificato in originale straniero dovrà essere legalizzato dal Consolato italiano competente e tradotto dalla lingua straniera all’italiano, seguendo le istruzioni fornite dalla rappresentanza italiana locale. I certificati rilasciati dai seguenti paesi: Austria, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Francia, Germania, Lussemburgo, Macedonia, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Serbia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia dovranno essere presentati in formato plurilingue, secondo l’accordo tra questi Paesi e l’Italia. È fondamentale informare l’Ufficio di stato civile competente per il rilascio dei certificati che essi saranno presentati presso un’Autorità italiana. Non è necessario legalizzare e tradurre i certificati in formato plurilingue. Informarsi presso le autorità italiane nei paesi stranieri se i documenti necessitino di Apostille (in questo caso, solo la traduzione dovrà avere la legalizzazione dell’autorità italiana competente).

I certificati di stato civile del richiedente, in originale ed in formato integrale “Inteiro Teor”, sono quelli di: nascita, matrimonio, eventuali divorzi, successivi matrimoni e eventuale morte del coniuge. Inoltre, le annotazioni a margine (per esempio matrimonio o divorzio) dei certificati di stato civile non sono valide ai fini della trascrizione in Italia. Occorre poi presentare: Copia della carta d’identità; Prova di residenza (al massimo da sei mesi).

Qualora i certificati siano relativi agli ascendenti deceduti o le persone che non vogliono il riconoscimento della cittadinanza italiana, non occorre richiedere la correzione degli atti alla Giustizia brasiliana (ad esempio l’ascendente italiano nato Giovanni Rossi e nel certificato di morte risulta João Rossi), sempre che non sussistano dubbi circa l’identificazione dell’ascendente e la successiva linea di trasmissione della cittadinanza dal discendente al richiedente. Invece, se i certificati di stato civile riguardano i richiedenti, in caso di differenza nel nome (esempio: nella nascita Teresa e nel matrimonio Thereza), nel cognome (nella nascita Rossi e nel matrimonio Rozzi), o nelle date e nel luogo di nascita, i certificati dovranno invece essere corretti presso il “Cartório” dove è stato registrato l’atto. Dovranno inoltre essere presentati i certificati integrali nei quali verranno incluse tutte le correzioni fatte nei certificati.

In tal caso occorre il Certificato di Battesimo rilasciato dalla Parrocchia, legalizzato dalla Curia competente. Verranno accettati anche i certificati di matrimonio religioso rilasciati dalla Parrocchia, legalizzati dalla Curia, nei casi in cui la celebrazione sia avvenuta fino al 24/06/1890. Nei casi di nascite e matrimoni avvenuti dopo queste date, saranno accettati soltanto i certificati rilasciati dagli Uffici di Stato Civile (Cartório).

Per la legge italiana, la trasmissione della cittadinanza italiana è possibile anche per i figli c.d. naturali, ovvero nati da genitori non sposati. In particolare, se il certificato di nascita del figlio riporta entrambi i genitori dichiaranti, tale documento, apostillato e tradotto, è sufficiente ai fini della prova della trasmissione della cittadinanza. Invece, nel caso in cui il dichiarante sia il solo genitore che non è discendente da avo italiano, occorre che sia l’altro genitore, discendente da avo italiano, ad effettuare presso l’Ufficio Notarile una Scrittura pubblica di dichiarazione di paternità/maternità. Tale scritturà dovrà esser conforme ai modelli, diversi a seconda se il figlio sia maggiore o minore di 14 anni, presenti sul sito del Consolato di Sao Paulo: A) Mod 6a – Scrittura Dichiarazione Paternità Maternità MINORE di 14 anni; B) o al Mod 6b – Scrittura Dichiarazione Paternità Maternità MAGGIORE di 14 anni. Anche la Scrittura Pubblica di dichiarazione di paternità/maternità dovrà essere apostillata, con traduzione in lingua italiana da un traduttore giurato, anch’essa apostillata. Invece, nel caso in cui il figlio, riconosciuto dal genitore che trasmette la cittadinanza, sia già MAGGIORENNE, quest’ultimo avrà un termine legale improrogabile di 1 anno, decorrente dalla data del riconoscimento, per effettuare la “elezione” di cittadinanza italiana, ai sensi della Legge n.91 del 05/02/1992; senza elezione non avrà diritto alla cittadinanza italiana.

In caso di divorzio giudiziale, cioè stabilito per sentenza, il richiedente dovrà provvedere a fornire copia autenticata del processo di divorzio, dalla richiesta iniziale fino alla conclusione con il timbro di “passato in giudicato” (In tutte le pagine con la firma del funzionario o del Direttore dell’Ufficio Notarile del Tribunale di Giustizia). Le parti del processo, tradotte con l’Apostille, sono: Richiesta iniziale (“Petição Inicial”); Udienza (“Ata de Instrução e Julgamento”); Sentenza; Passaggio in Giudicato (un timbro nelle ultime pagine della sentenza). Inoltre, si dovrà inviare il Certificato Riassuntivo del processo (“Certidão de Objeto e Pé”) con l’Apostille, debitamente tradotto in lingua italiana, con Apostille.

Inoltre, si dovrà inviare una Dichiarazione di divorzio con sentenza, compilata con la data del passato in giudicato e firmata in originale dall’interessato.

In caso di divorzio consensuale ottenuto presso il “Tabelião” (Legge nº 11.441 del 04/01/2007), il richiedente dovrà presentare la Scrittura Pubblica di Divorzio Consensuale, in originale recente, rilasciata dall’Ufficio Notarile in cui essa è stata redatta, con l’Apostille, debitamente tradotta in lingua italiana da un traduttore giurato, con traduzione apostillata. Inoltre, si dovrà inviare il formulario di Dichiarazione divorzio notarile, compilato e firmato in originale dall’interessato.

Nel caso di riconoscimento giudiziale, dovrà essere presentata copia autenticata dal Tribunale di atti del processo giudiziale di riconoscimento di paternità/maternità, con timbro e firma di autentica apposti in tutte le pagine della sentenza, documenti da apostillare, con traduzione apostillata. Occorrono, in particolare, i seguenti atti: Richiesta iniziale (“Petição Inicial”); Udienza (“Ata de Instrução e Julgamento”); Sentenza; Passaggio in Giudicato (un timbro nelle ultime pagine della sentenza); occorre, inoltre, il Certificato Riassuntivo del processo (“Certidão de Objeto e Pé”). Inoltre, si dovrà inviare il modulo Dichiarazione riconoscimento paternità compilato e firmato dal genitore che trasmette la cittadinanza, riportando la data del passaggio in giudicato.

Per i figli riconosciuti con Scrittura Pubblica, il richiedente dovrà fornire la Scrittura Pubblica di Riconoscimento del Figlio, rilasciata dall’Ufficio Notarile in cui è stata fatta, in copia conforme all’originale (rimanendo l’originale rimane depositato presso il Cartório), con l’Apostille, con traduzione giurata e apostillata.

Dovrà essere presentata fotocopia autenticata dal Tribunale (con timbro e firma di autentica apposti in tutte le pagine della sentenza) del processo giudiziale di adozione – dall’istanza dei richiedenti alla sentenza finale, apostillata. Occorre produrre i seguenti atti del processo, con apostille e traduzione giurata e apostillata: Richiesta iniziale (“Petição Inicial”); Udienza (“Ata de Instrução e Julgamento”); Sentenza; Passaggio in Giudicato (un timbro nelle ultime pagine della sentenza); il Certificato Riassuntivo del processo (“Certidão de Objeto e Pé”) con l’Apostille e con traduzione apostillata. Occorrerà produrre anche la Dichiarazione di adozione firmata dal genitore che trasmette la cittadinanza italiana.

Le donne che hanno contratto matrimonio PRIMA del 27/04/1983 con uomo, che venga poi riconosciuto italiano dalla nascita, hanno diritto al riconoscimento automatico della cittadinanza: la legge italiana precedente, difatti, prevedeva che la moglie dovesse seguire la cittadinanza del marito. Occorrerà, quindi, produrre solo il proprio Atto integrale di nascita, in originale e recente. Tale riconoscimento automatico è permesso anche per le donne che si siano divorziate dal cittadino italiano dopo la predetta data oppure qualora il marito italiano sia nel frattempo deceduto.

Gli uomini, qualsiasi sia la data del matrimonio con italiano, e le donne che hanno contratto matrimonio con italiano DOPO il 27/04/1983, non hanno diritto automatico alla cittadinanza italiana. Tali coniugi di italiano potranno, tuttavia, richiedere la cittadinanza per matrimonio (NATURALIZZAZIONE italiana) sempreché il coniuge sia già cittadino italiano, che l’atto di matrimonio sia già stato trascritto in un Comune italiano e il vincolo matrimoniale ancora in corso. Si rimanda alle successive risposte sulla cittadinanza per matrimonio.

La naturalizzazione italiana non equivale al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis e potrebbe comportare la PERDITA della cittadinanza brasiliana: maggiori informazioni al sito www.mj.gov.br.

Nel caso del figlio naturale (nato da genitori non sposati) riconosciuto dal genitore che trasmette la cittadinanza quando è già MAGGIORENNE, questi è soggetto ad n termine legale improrogabile di un (1) anno a decorrere dalla data del riconoscimento dell’ascendente per recarsi in Consolato a sottoscrivere una “ELEZIONE” di cittadinanza italiana, ai sensi della Legge n.91 del 05/02/1992.

Il cittadino italiano residente all’estero che abbia acquistato una cittadinanza straniera prima del 16/08/1992, perdendo, pertanto, la cittadinanza italiana, può riacquistare quella italiana tornando a risiedere in territorio italiano e dichiarando al Comune che desidera riacquistare la cittadinanza italiana o previa apposita dichiarazione al competente Ufficio Consolare qualora stabilisca la propria residenza in Italia entro un anno dalla dichiarazione stessa. Chi ha acquistato una cittadinanza straniera dopo il 16/08/1992, ha mantenuto la cittadinanza italiana, a meno che vi abbia rinunciato espressamente, in quanto la nuova normativa ammette la multipla cittadinanza.

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